Perché Luigi Bernardi

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[perché certi sguardi che radiografano l’aria e non si lasciano piegare dalle onde d’urto, restituiscono pesi e affondi necessari a contestualizzare, virare, scacciare ipnosi e abitudini. Bg]
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Fonte: AgoraVox, rubrica (In)ter(per)culturando del 11 Febbraio 2011
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Una mattina Antonia si era trovata davanti a una difficoltà imprevista: tutti i vestiti che voleva mettersi puzzavano. Subito si era fatta un secondo caffè, aveva chiamato in ufficio dicendo che non si sentiva bene. Dopo aver telefonato a uno psicoterapeuta che aveva conosciuto nel corso di un’indagine. Le era parso un tipo in gamba e si era fatta lasciare il numero. Lui si ricordava di lei, aveva controllato l’agenda, le aveva trovato un posto nel pomeriggio tardi. Antonia lo aveva ringraziato ed era tornata a letto. Guardava di tanto in tanto l’orologio. Il tempo sembrava non passasse mai.
Un’ora prima dell’appuntamento le si era ripresentato il problema di cosa indossare. Aveva deciso che non le importava se il medico avesse sentito il cattivo odore dei suoi vestiti. Si era infilata mutande sporche, pantaloni, un paio di magliette e una maglia e le scarpe da ginnastica: sembrava una via di mezzo fra una barbona e una creativa fine anni Settanta. Il medico avrebbe capito.
(pag. 103-104, racconto ‘Armida vuole stare sola’, Niente da capire, di Luigi Bernardi, Perdisapop)
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La decostruzione dell’apparenza.
L’autopsia di tredici casi criminali senza effetti 3D, senza slogan promozionali, senza colpi di scena mirabolanti. Un’autopsia rapida, precisa, che non gioca con suspance, non si avvale del trucco e parrucco prima di mettere in scena, non s’accorda coi Superiori prima di chiudere un referto. E qui, i Superiori sono evidentemente le leggi d’un mercato che nelle rigide modalità di gestire e raccontare crimini ha fondato un Genere ormai riconoscibilie in Italia, saturo di resoconti, programmazioni televisive e cinematografiche, folgoranti apparizioni tra i best seller.
Niente da capire di Luigi Bernardi, invece, grande come un palmo aperto, poco meno di 150 pagine, rifiuta le tipiche dinamiche del Genere, rifiuta di costruire ad arte suspance, incastri forzosamente complessi, dinamiche umorali psicopatiche, estetiche del comportamento per cliché.
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I racconti sono frammenti indipendenti, il personaggio del magistrato Monanni si trascina dall’uno all’altro senza prendere troppo sul serio un ruolo che le è stato assegnato dall’autore quando la maggior parte delle storie erano già stata vomitate altrove (alcuni racconti sono stati pubblicati in edizioni diverse dal 2004 al 2010). Antonia si prende sul serio, invece, nel vivere quotidiano, nel suo essere donna combattuta, fragile, buffa, ironica, dolorosamente sola, preda come chiunque di banali disavventure quanto circostanza delicate.
Interessanti i collegamenti col precedente romanzo di Bernardi, ‘Senza luce’ edito da Perdisa nel 2008, interessanti perché virano angolazioni, mostrano quanto una storia all’apparenza conclusa continua a respirare.
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La lingua di Bernardi è in evoluzione, in questi racconti si svincola definitivamente dall’approccio saggistico, da una certa rigidità più presente nelle precedenti pubblicazioni. Sembra essere in pieno svolgimento un percorso narrativo che senza rinnegare radici, appartenenze, ossessioni ed esperienze, si avvicina al lettore, a un’identità narrativa sensibile, attenta e piena di sfumature.
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Un libro che si può leggere a pezzi, nelle pause della giornata quanto d’un fiato. Scorrevole, intenso, stratificato e qualche volta decisamente sorprendente specialmente per chi continua a subire le aspettive del Genere, l’ipnosi della cronaca medializzata e fatta a pezzi ogni giorno.
Un libro molto meno semplice e scontato della sua superficie. Tanti corpi radiografati, esposti, sfiorati ma che non cercano di piacere, non ammiccano all’happy end, non si preoccupano di morali, etiche ed estetiche moderne. Sono ciò che sono, si lasciano guardare specialmente nel momento della caduta, dell’errore, della fine.
‘Niente da capire’ è l’esatta sintesi dell’intero filo conduttore.
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Prima edizione del gennaio 2011 per la collana ‘Arrembaggi’ diretta da Antonio Paolacci, un oggetto-libro scarno, essenziale, dal formato adatto agli spostamenti, da portare facilmente in borsa, in tasca, in mano.
Sui monitor il rapinatore vero e quello presunto escono dalla porta della tabaccheria. Si guardano a destra e poi a sinistra, stanno cercando la via di fuga migliore: è sicuramente la sinistra perché permette in sei secondi di uscire dal centro commerciale. Entrambi hanno infilato nella tasca del giubbotto il pugno di soldi frutto della rapina. Il rapinatore vero allunga la mano destra fra le gambe, si dà una veloce grattatina. Antonia sta per esprimergli un pensiero solidale, il rapinatore presunto compie lo stesso gesto. Antonia chiama il brigadiere.
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«Brigadiere…».
«Dica, dottoressa…».
«Glielo ha detto lei al sospettato di grattarsi il pacco?».
«No, dottoressa».
«Lo arresti, brigadiere».
(pag.78-79, racconto ‘Jonas ha il prurito’)
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Fonte: AgoraVox, rubrica (In)ter(per)culturando del 04 novembre 2010

Narrato in prima persona, Fuoco sui miei passi di Luigi Bernardi è una storia per certi versi da giorno del giudizio. Il protagonista, nato l’11 settembre 2001, nel momento in cui si svolge la narrazione principale, il 2037, lavora come vigile del fuoco ma non si occupa più di spegnere incendi o salvare persone dalla fiamme. Quelli come lui, i pompieri nella Bologna del 2037, non devono più preoccuparsi da tempo di spegnere piuttosto accendono le fiamme per eliminare residui e cadaveri. Ma il protagonista ha un piano, un’idea destinata a rivoluzionare il degrado d’una città già smembrata da interessi economici e miserie. Assieme a lui Maddalena, una donna forte, un legame che è carne, unione di anime, d’intenti e capacità. Una storia crudele quanto verosimile dove Bernardi si muove agevolmente tra location note e immaginazioni che non potrebbero essere più dense, pregne di quel qualcosa che rende ogni situazione vicina a un reale attuale, l’anno dichiarato all’inizio della narrazione non sempre è così evidente, la costruzione immaginativa serrata non lascia troppi spazi ai dubbi.
Una storia in cui Bernardi cede a una lingua meno controllata, funzionale alle evoluzioni quanto i pensieri del personaggio stesso. Una lingua diretta, sciolta e cruda.
La contestualizzazione geografica non sembra casuale, nelle pieghe d’una Bologna sfaldata, tra quartieri ‘da salvare’ e altri destinati a scomparire, si nascondono ben altri significati anche per l’attuale veste della città.
Non dimentica, Bernardi, alcuni tratteggi sfocati su cosa ha determinato una condizione così catastrofica in città e, in generale, in tutt’Italia, tra sangue, morti e fuoco. Tratteggi, per l’appunto, accenni mai casuali mai insensati piuttosto coerenti con un narrare che delinea un futuro potenziale tra i possibili futuri ma lo fa con la consapevole padronanza d’un presente già macchiato, infettato.
Coinvolgente, ironico, a tratti eccitante, cupo ma con un finale che sorprende (forse un tradimento, questo finale ‘oltre’ la fine, forse no).
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«Ti sei mai fatto aiutare da qualcuno?».
«Ci vorranno settimane», bleffo.
«Ti tolgo dalla ronda e ti assegno due uomini di scorta, due guardie private di una delle famiglie che stanno dentro la zona da salvare. Sono posti pericolosi quelli, meglio andarci cauti».
E per andarci cauto mi dà due uomini prezzolati da qualcuno che vorrei uccidere.
«Grazie, mi sa che ne ho bisogno», dico così per dire.
«Naturalmente puoi prendere tutto il plastico che ti serve».
Mi consegna una fotocopia ridotta del cazzo e dei suoi dintorni. Il cazzo stavolta è evidenziato in verdino. Mi chiedo se il comandante non sia gay, ma non perdo tempo a darmi una risposta.
(pag.36)
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One response to “Perché Luigi Bernardi

  • Luigi Bernardi, who? « AltraColtura

    […] [Luigi Bernardi ha partecipato all'evento del 15 marzo 2011 Niente da capire (PerdisaPop, 2011): Esistono davvero storie di cronaca nera dove non c’è niente da capire? È possibile che tutto sia così semplice e crudele? Un viaggio breve ma intenso tra casi criminali senza misteri, accompagnati da una donna tutta da scoprire.] Questo articolo è stato inserito il giovedì, 31 marzo 2011 alle 8:26 am and posted in fiction, fumetti, giornalismo, luigi bernardi, media, narrativa, realtà?, società, who?. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. « Lorenzo Palloni, who? LikeBe the first to like this post. […]

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